MOTOLOGY

Honda CB 1000R, la Streetfighter

Abbiamo testato la maxinaked di casa Honda

Livrea nera satinata, profili dorati e cerchi avveniristici sempre in gold: già dalla colorazione si evince il look aggressivo della Honda CB 1000R. Le forme compatte e dinamiche, poi,  il cupolino triangolare con con faro multi-reflector e  luce di posizione a 7 LED,  il taglio corto e sottile della sella, il codino rialzato e le finiture in alluminio nonché i  bulloni nichelati che fissano i carter laterali del motore, danno l’assoluta certezza di aver di fronte una vera e propria “purosangue”.

Se l’aspetto della maxinaked Honda è quello di una sportiva, non bisognerà meravigliarsi delle prestazioni dei  4 cilindri in linea da 998 cc alimentato a iniezione elettronica e raffreddamento a liquido messo a punto per prestazioni dinamiche fin dai bassi ai medi regimi.

Prestazioni che, noi di Motology, abbiamo voluto testare con mano… la Honda CB1000R avrà superato la prova?

[wzslider]

LA PROVA 

La prima sensazione provata in sella a questa Honda è stata quella di ritrovarmi a casa: in fondo la derivazione dalla Hornet, che, per inciso, mi hanno fregato la scorsa estate, è abbastanza evidente. Certo cambia la cilindrata, ma il vestito è quello della naked di casa Honda, seppur maggiormente “incattivito”.

La CB1000R è equipaggiata con un compatto motore a quattro cilindri in linea da 998 cm3 derivato dalla Fireblade che ha vinto nel 2007 il Campionato mondiale Superbike e, devo ammettere, i 125 cavalli a 10.000 giri/min, si fanno sentire una volta che apri il gas.

A 2000 giri hai già il pieno controllo del mezzo e, oltre questa soglia, il motore entra in “fase” con tutto il resto e la conduzione diventa totale. Basta veramente poco per entrare in sintonia con questa moto che, dopo alcuni chilometri, qualche curva, un paio di partenze e due sgasate, ti regala la sensazione di perfetto feeling.

Sicuramente la volontà della casa di Tokio che, però, assembla parte della Honda CB 1000 R in Italia, era proprio questa: rinunciare a una buona dose di cavalli a miglioramento  della guidabilità. E come dargli torto? Ho provato la CB 1000 R lungo le strade campagnole del Pavese e posso solo dire che il telaio monotrave in alluminio è fondamentale per la maneggevolezza della maxinaked Honda e per la sua eccezionale risposta nei cambi di direzione.

La moto ha dimensioni e peso compatti e la triangolazione manubrio-sella-pedane è perfetta per la maggior parte dei motociclisti (diciamo che se sei alto al di sotto del metro e settanta è meglio la Hornet che ha la sella più bassa). La posizione di guida è comoda, così come confermano i polsi che non accennano a stancarsi dopo una giornata di scorribande tra Milano e la campagna pavese.

La “centralizzazione delle masse” concetto progettuale che ha caratterizzato appunto la Hornet, è stato applicato con successo anche alla CB 1000 R, concentrando gran parte del peso del sistema di scarico al di sotto del motore ottenendo così un abbassamento del baricentro e il conseguente miglioramento della maneggevolezza del mezzo a qualsiasi andatura.

La frizione idraulica è precisa e modulabile, lo “stacco” è pressoché infallibile a qualsiasi regime di rotazione del motore. Un’altro dispositivo che va nella direzione della guidabilità è la valvola IACV (Intake Air Control Valve) in funzione ai bassi regimi garantisce un’erogazione stabile e senza buchi.

Molto efficace anche nella frenata, grazie all’ABS con pinze anteriori a 3 pistoncini.

Sostanziamente la Honda CB 1000 R è una moto completa: riunisce in se tutte quelle caratteristiche che possono strizzare l’occhio a una moltitudine di motociclisti che cercano una moto con carattere, versatile e non impegnativa.

Esame di Motology? Passato a pieni voti!

MOTORE

Tipo 4 tempi, 4 cilindri in linea, 16 valvole, raffreddato a liquido (DOHC)

Cilindrata: 998cm3

Potenza max:92 kW (125 CV)/10.000 min

Coppia max: 99 Nm/7.750 min

Cambio: a 6 rapporti

Altezza sella: 825 mm

Altezza da terra: 130 mm

Peso in ordine di marcia: 217 kg

SOSPENSIONI

Anteriore: Forcella telescopica rovesciata HMAS a cartuccia da 43 mm con regolazione micrometrica del precarico, della compressione e del ritorno, escursione 120 mm

Posteriore: Monoammortizzatore caricato a gas HMAS regolabile nel precarico (10 posizioni) e regolazione micrometrica del ritorno, escursione 128 mm

FRENI

Anteriore: Due dischi idraulici da 310 x 4,5 mm con pinze a quattro pistoncini ad attacco radiale (versione C-ABS, a tre pistoncini combinati), rotori flottanti e pastiglie in metallo sinterizzato

Posteriore: Disco idraulico da 256 x 5mm con pinza a due pistoncini e pastiglie in metallo sinterizzato

[pro_ad_display_adzone id=”4″]

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply