MOTOLOGY

Nuovo regolamento SBK: declassamento accettabile?

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Nuovo regolamento SBK: un passo indietro con il placido benestare di tutti, tranne che degli appassionati veri

Per anni gli addetti ai lavori del motomondiale (non poco infastiditi della fenomenale ascesa della SBK) ci hanno propinato il dogma: “Sia la MotoGp che la SBK dovranno fare un passo indietro per coesistere e continuare”.

Ebbene, dopo anni di “guerra” a colpi di regolamenti siamo arrivati al nocciolo della questione e la Dorna, che dal 2013 gestisce entrambi i campionati, ha chiaramente fatto capire che questo passo indietro ci sarà, ma sarà riservato solo alla SBK.

Sì, perché mentre nella Motogp nulla cambierà a livello di costi, prestazioni e prestigio, aumentando addirittura il livello delle seconde linee con i nuovi “prototipi di serie” che sostituiranno le CRT, nella SBK sarà servito un piatto amarissimo che sa tanto di retrocessione in serie Z.

Proprio a Imola sono state comunicate le linee guida del nuovo regolamento SBK chiamato Stock Evo: un mix di ciclistica e gomme (a prezzi calmierati) come le attuali SBK, ma con elettronica e motori strettamente di serie, che debutteranno nel 2014 insieme alle SBK attuali per poi sostituirle completamente nel 2015.

Per farla breve: in Motogp sparirà ciò che era di livello basso, in SBK sparirà ciò che era di livello alto.

Si può essere d’accordo sul calmieramento dei costi di ciclistica e delle sospensioni in particolare, sulla forte riduzione dell’ elettronica (che per il livello a cui è arrivata non ha nulla a che fare con lo spirito SBK), ma è assurdo pensare a un Mondiale di derivate dalla serie che sia degno di questo nome con motori stock: un vero declassamento!

E’ comprensibile una forte riduzione nella possibilità di elaborare i motori, ma correre con motori di serie non è oggettivamente accettabile per un Mondiale di questo livello.

Invece il motore dovrà proprio essere stock ma, attenzione, si potrà cambiare lo scarico: wow, che preparazione eccitante!
Chi andrà a spiegare ai campioni della SBK che andranno a correre con motori meno potenti di quei privati che, per diletto, vanno a provare i propri mezzi in pista?

Con il nuovo regolamento SBK, ci ritroveremo con motori che avranno 40-50 cv in meno rispetto a quelli attuali, con nessuna possibilità di intervento  (che rappresentava il fascino delle trasformazioni SBK); con moto che faranno tempi ben lontani dalle Motogp e con conseguente calo di prestigio nei confronti dei piloti e del pubblico senza precedenti.

L’obiettivo è purtroppo molto chiaro:  “costringere” indirettamente le case a sviluppare e investire SOLO nell’unico campionato che deve contare, la Motogp, e ridurre lo storico scomodo concorrente SBK (che permetteva un ottimo ritorno con costi decisamente minori) al ruolo di comparsa.

Ma non solo: cambierà inevitabilmente l’approccio dei piloti, che vedranno nella SBK un campionato di passaggio (come sono oggi la Stock o la Moto2), accontentandosi anche dell’ultimo posto con la peggior GP, piuttosto di correre in un campionato con motori di serie.

La cosa incomprensibile del nuovo regolamento SBK è che tale declassamento coglie il plauso della maggior parte degli addetti ai lavori, come se il prestigio di questa categoria nata dal nulla, che ha regalato le più grandi gare di motociclismo degli ultimi 25 anni, non fosse un gioiello da curare con attenzione.

Quella che ci apprestiamo a vedere è un mix orribile delle filosofie della Moto2 (indegna erede della 250 con motori di serie monomotore/monomarca che ha inspiegabilmente una titolazione mondiale) e della CRT.

Tutte mosse che hanno funzionato a livello commerciale, sia chiaro, e che possono imbambolare il pubblico generalista mediatico del motomondiale, ma non quello decisamente più preparato e praticante della SBK.

Di sicuro io sarò il primo a non pagare le stesse cifre per vedere delle gare pseudo Stock mascherate da SBK, una situazione simile a quando si compra un carissimo prodotto di marca per poi scoprire che è fatto in Cina!

Per Motology.it Bruno Lomele

 

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