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MOTOLOGY

INTERVISTA A FEDERICO NATALI “DOPO LA CADUTA A CARPASIO AVEVO BISOGNO DI UN OBIETTIVO, SCHIERARMI AL GRANDSTAND”

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L’ITALIANO AL SUO SECONDO MANX SI RACCONTA FRA OSTACOLI, OBIETTIVI E SODDISFAZIONI

Prosegue la nostra serie di interviste ai protagonisti della passata edizione del Manx Grand Prix. Federico Natali per il secondo anno è tornato a percorrere il Mountain Course. Come vi avevamo detto Federico non era in perfette condizioni fisiche, con lui una chiacchierata che vi farà scoprire un altro ragazzo determinato che, come già ci ha insegnato Carolynn Sells, ci ricorda che se vogliamo possiamo raggiungere i nostri obiettivi.

Ciao Federico, grazie mille per la disponibilità. Inizio col chiederti come stai?
Ciao, buongiorno…sto abbastanza bene, grazie. A parte il fatto che per ancora un po’ di tempo sarò fuori dal mondo, nel senso che devo ri-ambientarmi!

Lo scorso Manx Grand Prix non eri al 100% della forma fisica, ci vuoi raccontare l’incidente di Carpasio, non tanto la dinamica, quanto le conseguenze fisiche che ha avuto?
Sicuramente la mia forma fisica non era al massimo e di questo ovviamente ne ho risentito parecchio, soprattutto i primi giorni di prove libere. L’incidente che ho avuto a Carpasio mi ha lasciato dei postumi incancellabili: mi sono procurato la frattura dei processi trasversi da L1 a L4, quattro costole rotte, due delle quali hanno lesionato un polmone e un rene. Inoltre ho rotto la spina della scapola destra, frattura scomposta del perone destro e per finire un trauma cranico notevole (ennesimo casco buttato via).

Dal momento in cui ti sei reso conto dell’accaduto come è cambiato il tuo “progetto Manx 2014” ed in che direzioni ti sei mosso? (Immagino tanta fisioterapia)
Qualche giorno dopo mentre ero in ospedale mi sono reso conto della mia situazione complessa. Non sapevo quanto tempo sarei rimasto ricoverato e soprattutto quanto tempo mi sarebbe servito per rimettermi in piedi (al di là dei postumi che mi resteranno). Avevo bisogno di un obiettivo per accelerare la mia guarigione, un input da inviare alla mia centralina per far si che il resto del corpo prendesse forza, quindi ho cominciato a pensare che sarei riuscito a schierarmi al Grandstand! Ovviamente appena sono riuscito a scendere dal letto di ospedale ho cominciato fisioterapia praticamente ogni giorno, imparando di nuovo a camminare (avevo perso l’equilibrio) e successivamente riprendendo un po’ di forza.

Non deve essere stato facile percorrere il Mountain Course non al massimo, pensi che con il senno di poi sia stato un po’ un azzardo decidere di tornare sull’isola di Man o sei felice di non aver mollato?
Mi sono accorto sin dai primi giorni di prove libere che sarebbe stata dura quest’anno riuscire a fare bene: fisicamente non ero al top, sia per i movimenti sulla moto che per resistenza e fiato. Avevo promesso a tutti coloro che mi sono stati vicini che avrei ponderato le mie condizioni fisiche e quindi non avrei esagerato con il gas. Non mi sono mai pentito della scelta che ho fatto, anzi mi ha fatto superare alcuni momenti bui che comunque l’inconscio ti mette davanti dopo un incidente del genere.

Avevi messo in conto i rischi di questa scelta?
Sapevo bene i rischi a cui sarei andato in contro, anche perché l’anno scorso mi sono ” lanciato” a Sarah’s cottage, quindi ero consapevole del fatto che un’altra caduta quest’anno a poco tempo dall’incidente di Carpasio non mi avrebbe fatto bene!!!

Quali pensieri hai su questo Manx che è passato da poco?
Ho tanti pensieri positivi e pochi negativi. Di positivo c’è quasi tutto, il fatto di essere riuscito nell’impresa che mi ero imposto: andare, schierarmi, correre in tre categorie e terminare tutte le gare. Di negativo purtroppo c’è solo il fatto che avrei voluto migliorare il mio best lap del 2013, invece non è andata così.

Come lo hai vissuto da italiano?ho visto che hai avuto l’appoggio del format “Sfide da bar” che ha realizzato una serie di video non solo con riprese on-board, ma con dietro le quinte inedite.
Si, quest’anno è nato un progetto tra me e Leonardo Repetto (autore di Sfida da Bar ) con il quale siamo riusciti a coinvolgere Suzuki Italia. Questo è stato il motivo principale che non mi ha fatto mollare nei momenti difficili. Come italiano è sempre meraviglioso partecipare ad una gara del genere, in quanto sei immerso in un ambiente molto diverso da quello abituale per quasi 3 settimane. Entri a far parte di un ritmo di vita che per un appassionato di motori credo sia il massimo. Con il format abbiamo cercato di raccontare l’esperienza di un pilota quasi sconosciuto, che decide di confrontarsi e mettersi alla prova in un ambiente dove regna il vero spirito delle Roadraces. È stato difficile all’inizio convivere con le videocamere, soprattutto quando sei concentrato mentalmente nelle 256 curve del tracciato, oltre ovviamente ai momenti privati che poi diventano un po’ di tutti. È stata un’esperienza unica che ci ha coinvolti a pieni regimi e credo che resterà dentro ognuno di noi per molto tempo.

Parliamo invece delle moto, nel tuo caso sono state la Suzuki 600 by Falasco e la Supertwin. Sinceramente su un tracciato così impegnativo quanto conta la preparazione del mezzo (oltre a quella mentale ovviamente)?
La preparazione del mezzo è fondamentale quanto quella mentale. La Gsx-R 600 del Team Falaschi è stata ultimata pochi giorni prima della partenza, in quanto proveniente dal Campionato Europeo Stock 2013. Alcune parti del motore sono state sostituite, dopo di che ha dovuto percorrere alcuni chilometri sul banco prova perché eravamo stretti con i tempi.
Anche con la Gladius eravamo stretti con i tempi, infatti è stata caricata sul furgone la sera prima della partenza.

Ci parli nello specifico delle tue?
Due moto molto diverse : la 600 ha tanta potenza soprattutto agli alti regimi e va saputo sfruttare tutto il motore, mentre la Gladius Supertwins va sfruttata più nella guida: con meno motore va guidata con marce alte e il gas è quasi sempre aperto.
La Gsx-R sicuramente era molto rigida di assetto in quanto proveniente dalle piste Europee, infatti abbiamo faticato un po’ nei primi giorni a trovare un buon set up che mi permettesse di tenere aperto in alcuni punti sconnessi ma molto veloci.
La Gladius invece è stata rivoluzionata tutta nella ciclistica dal Ezio Rosmoto, esperto preparatore di bicilindrici Suzuki . L’assetto si è dimostrato subito perfetto e ottimale per la guida su strada, la moto è risultata da subito molto divertente, peccato per il motore, un po’ scarsino rispetto alle concorrenti Supertwins.

Mi incuriosisce soprattutto la scelta della Gladius, la Supertwin è ancora una categoria “british”, ancora poco conosciuta da noi. Anche tu,come Farquhar qualche anno fa,credi in queste 600 bicilindriche?
Sull’Isola regna KMR e tutte le sue varianti, nel senso che quasi tutti i team cercano di copiare la moto di Farquhar. Il progetto è molto buono e sembra azzeccato, anche perché sono riusciti a tirar fuori dal bicilindrico Kawasaki in linea ben 97 HP rispetto per esempio alla nostro bicilindrico a V che ne contava solo 85.2! Rimane comunque la categoria migliore secondo me, dove è vero che il motore conta parecchio, ma con una buona guida e un po’ di esperienza si va forte anche con meno cavalli. Per questo motivo le griglie della Supertwins si stanno affollando sempre più! Mi piacerebbe riprovarci il prossimo anno..purtroppo se non avessi avuto un problemino tecnico alla staffa della carena che mi ha rallentato parecchio avrei mantenuto il vantaggio che avevo guadagnato al secondo giro con un best lap di 22.52″ a 99 MHP di media!

Lo scorso anno hai partecipato al Macau GP da spettatore, che impressioni hai avuto?

Vero l’anno scorso ho vissuto da spettatore la Macau Gp, un’altra esperienza unica al mondo. Sei dall’altra parte del pianeta, su un’altra isola…e sei circondato dai motori, in un ambiente che sembra Montecarlo Fast & Furious!

Beh, ovviamente mi ha stregato talmente tanto che avrei pagato per correre o provare a fare due giri di prove libere tra i guard rail.

Chissà magari un giorno saranno ammesse anche le Supertwins…allora …forse………!!!!

Ora è il momento di riposare e tornare in forma, che programmi hai per l’inverno e per la prossima stagione?

Programmi? Sono in forse per la 200 miglia del Mugello che ci sarà a Novembre (l’anno scorso l’ho saltata giusto per andare a Macao), poi mi dedicherò ad un’altra fase, seguire alcuni piloti più giovani e provare a dargli una mano. Ovviamente continuando ad allenarmi, perché le idee da noi nascono così..all’improvviso…e bisogna essere sempre pronti a rimontare in sella per un sogno che si realizza!

 

Ringrazio Federico per la sua disponibilità ed ovviamente gli facciamo i nostri migliori auguri per il futuro, siamo pronti a raccontarvi le sue prossime avventure.

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La gallery di Federico in azione al Manx è. Come sempre, opera di Martyn Wilson, che ringraziamo.

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