MOTOLOGY

Milano-Livigno in moto verso l’armonia

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FUGA DALLA METROPOLI

Come ogni mattina la sveglia suona inesorabilmente troppo presto, ma oggi il risveglio ha un sapore diverso e velocemente preparo il necessario per il viaggio verso la ricerca della mia armonia. Apro il box e accendo la moto e tra il grigiore cittadino milanese mi dirigo in direzione dei laghi lombardi….si, oggi ho bisogno di ricevere tutto l’aiuto possibile dalla natura, seppur sia conscio di  allungare il mio tragitto…ma si sa, la moto si guida con il cuore e non con la ragione. Esco dalla città appena in tempo per veder sorgere il sole da un campo disseminato di aironi, i quali, al mio passaggio, si levano in volo. «Non posso chiedere di meglio come inizio!». Mi immetto nella ss33 in direzione Sesto Calende per poi abbandonarla per la ss69 proseguendo in direzione Luino. Dopo aver giocato per un lungo tragitto con le ombre della moto sull’asfalto  alzo lo sguardo e vedo finalmente il Lago Maggiore alla mia sinistra luccicare alla luce del sole. Il Lago era ritenuto sacro dai celti, popolo molto legato alla natura, e per questo non poteva mancare tra le mie tappe. Alcune tribù celtiche autoctone ritenevano che chi pregasse il lago con cuore puro potesse chiedere l’esaudirsi di un desiderio. Così, tra il susseguirsi delle bellissime curve della panoramica, per caso o  forse per il potere del lago,  entro in uno stato di rilassamento tale da farmi sentire  tutt’uno con la moto, la strada e l’ambiente circostante…una sensazione fantastica che mi permette di arrivare a Luino con la consapevolezza di chi è fiero del viaggio che  ha intrapreso. Luino, (Lüin in dialetto varesotto) antico borgo medievale di origine romana, a pochi chilometri dal confine svizzero, sui declivi prealpini che circondano il Lago Maggiore, citando Hemingway in Addio alle armi:«Vidi uno spacco cuneiforme tra le montagne sull’altra sponda e pensai che dovesse essere Luino».

Lascio il lago alle mie spalle risalendo parte del monte che ospita la cittadina e seguo la strada in direzioneLugano. Costeggio il fiume Tresa, confine naturale tra Svizzera e Italia e una volta arrivato a Ponte Tresa attraverso, come dice anche il nome del comune, un ponte e su di esso trovo la dogana Italo-Svizzera.

ALPI  ELVETICHE

Dopo un piccolo controllo di routine da parte dei doganieri sono in Svizzera e noto, a meno di un giro di ruota dall’Italia,  che qui l’ordine è ritenuto quasi al livello di uno sport nazionale. Ogni filo d’erba è posizionato ad arte nella sua aiuola ben delimitata, ogni mozzicone di sigaretta e’ ben adagiato negli appositi cestini e ogni strada possiede una superficie perfetta come un tappeto da biliardo. Che strano contrasto con il Paese da cui vengo! Rialzo il cavalletto con il piede e riparto in direzione Lugano e mi trovo di fronte uno spettacolo stupendo….Un lago verde come solo i laghi alpini possono permettersi. Chiedo informazioni ad un passante e scopro, scatenando l’ilarità generali dei presenti, che quello davanti a me è il Lago di Lugano. Un’immensa distesa d’acqua verde. Un verde intenso che ti entra negli occhi e vibrare l’anima. Attratto da questo spettacolo decido di proseguire il piu’ possibile il mio itinerario sulla panoramica del lago per assaporare tutte le curve e godermi ogni sfumatura dello specchio d’acqua allo stesso momento. Un lago che mi rimarrà nel cuore, un compagno di viaggio silenzioso, ma che sapeva come attirare la mia attenzione in ogni modo. Arrivato a Lugano mi districo velocemente nel suo traffico, se si può parlare di traffico in svizzera, e mi dirigo verso Valsolda per passare di nuovo il confine e tornare in Italia. Passato il confine ritorno al solito disordine italiano e mi immetto nella ss340, la quale mi culla tra le sue curve a largo respiro, fino a Porlezza. Qui, il mio viaggio con il lago di Lugano si conclude, ma lo saluto felice di aver condiviso con lui tanta strada. Dopo un breve tragitto nella Val Menaggio mi ritrovo a Menaggio, piccolo paese caratteristico per  le sue costruzioni di chiara origine medioevale e per la sua posizione a strapiombo sul lago di Como. Una piccola sosta e’ d’obbligo per fare due passi tra i vicoli suggestivi di questa località. Proseguo in direzione di Dubino divertendomi come un fanciullo tra le diverse curve che la  mia bicilindrica fagocita con estrema facilità. Dopo un po’ di strada percorsa “in compagnia” del lago di Como, lo saluto e proseguo verso Chiavenna. Non faccio in tempo distogliere la mia attenzione dal lago che incontro paesini caratterizzati da bellissimi edifici in pietra grigia e da simpatici anziani vestiti in costume tradizionale. «Che bello viaggiare!» Commento sotto il casco tra me e me. Supero Chiavenna sulla ss37 in direzione di Castasegna e arrivo a una nuova dogana per rientrare in Svizzera. Ed ecco la svizzera che ogni mangiatore di cioccolato si immagina! Una svizzera verde fatta di pascoli e strade tortuose che si inerpicano verso passi godibili d’estate e impraticabili d’inverno. La moto sotto di me sembra aver trovato il suo habitat naturale tra le innumerevoli curve e tornanti che mi dividono da Silvaplana, paesino del canton grigioni situato a 1.816 m e bagnato da un piccolo laghetto. Arrivo dopo 6 km da Silcaplana aSt.Moritz, rinomata località di villeggiatura  situata in Alta Engadina, sulla sponda sinistra dell’Inn. Godo di un paesaggio mozzafiato osservando i campanili del borgo che esili si allungano come abeti verso il cielo. Qui, seppur sia estate, inizio a sentire freddo e decido di indossare una felpa in piu’ sotto il mio giaccone imbottito. Prossima tappa Passo Bernina (2.323 m) e lì il freddo non perdona. In prossimità di Pontresina mi accorgo di esser sceso fino a 1777m, ma e’ solo un istante perchè la strada inizia a scalare, come non mai, le montagne, che fiere si ergono davanti a me. Incontro sulla mia via il famoso trenino rosso del Bernina che valica le alpi svizzere. Un paesaggio spettacolare: una intera vallata verde percorsa da un trenino rosso e disseminata qua e là da innumerevoli mucche al pascolo…qualcosa che ti rimane nel cuore. Dopo qualche minuto di strada con pendenze tra il 7 e il 12% circa  raggiungo orgoglioso il Passo Bernina e mi immetto con entusiasmo nella vallata che lo divide dal Passo della Forcola.

VALLI  INCANTATE

Il paesaggio e’ surreale. Una strada grigia, esile che si tuffa nella valle come un torrente circondato da migliaia di massi grigi posizionati su un prato immenso. “Il Paradiso delle marmotte”. Procedendo a velocità ridotta ne osservo una, che mi introduce con un fischio, per poi scappare in una buca vicina. Mi sento un ospite o peggio un figlio prodigo che ritorna nel mondo da cui si era allontanato. Un luogo che silenziosamente mi riassorbe nell’armonia di un tempo lontano, quasi dimenticato dal mio cuore. Un luogo dove la frenesia data dal tempo non esiste. In questo stato di riflessione arrivo al Passo della Forcola e spaesato mi ritrovo a oltrepassare prima il cartello “Italia” e poi quello di Livigno.. Spengo la moto, scendo, mi sdraio nel mezzo di un campo d’erba appena tagliata e assaporo il silenzio assordante che avevo tanto ricercato. Il silenzio dell’armonia.

ROAD BOOK

LOCALITA’  KM INDICAZIONI
Milano 0 Prendere la ss33 in direzione Sesto Calende/Angera
Sesto Calende 60 Proseguire in direzione Luino/Laveno tenendo il lago sempre sulla sinistra
Luino 104 Svoltare in direzione Ponte Tresa e dopo aver superato la dogana seguire le indicazioni per Lugano
Lugano 128 Immettersi in direzione Menaggio dopo aver passato nuovamente la frontiera.Tenere sempre il lago di Lugano sulla destra
Menaggio 156 Proseguire in direzione Dubino sulla ss340
Dubino 185 Percorrere la ss36 in direzione Chiavenna e St.Moritz
St. Moritz 253 Proseguire verso Passo Bernina/Forcola di Livigno
Livigno 298 Fine Itinerario

by Marco Bina

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