MOTOLOGY

QATAR GP 2020 – ARENAS E NAGASHIMA I PRIMI VINCITORI DELL’ANNO

Il primo weekend del motomondiale è strano – strano perchè è orfano della classe regina, perchè parte in un weekend dove in tutta Europa tutto è confuso e perchè tutto è rivoluzionato.
Sembra assurdo far partire il campionato senza i suoi grandi nomi e team in pista, ma così è. Il 2020 parte già come anno difficile da dimenticare, anche solo per questo.
Fermarsi non piace a nessuno, ma ogni tanto è la migliore scelta da fare.

In un orario poco consono alla Moto3, si corre alle 14.20 – con cielo ancora chiaro e con un vento di discreta forza.
In una scena un pochino surreale, senza nessun pilota MotoGP al muretto di partenza a guardare il via della prima gara di giornata, il mondiale parte e prende il suo corso.
In una gara di 18 giri, tutto parte al meglio, con un gruppo numeroso dei primi e il bisogno e la voglia di battagliare sin da subito.
Parte bene al via dalla sua prima casella, Suzuki del Team Sic58, e prende subito la testa del gruppo di testa.
In soli 3 giri, le posizioni e i piloti cominciano la loro danza di continui ricambi e scambi.
Sin da subito, l’unico italiano in Top10 e con le armi affilate fra i denti è Tony Arbolino.
A quasi metà gara inizia il primo sottogruppo di quello che può essere considerato “il serpentone” di testa; da 17 piloti si passa ad 11.
Superati i 9 giri, invece, inizia lo show: con l’inizio dei primi possibili problemi di gomme, e con le strategie di ognuno, si da il via a giri “a vita persa, dove ogni pilota cerca di conquistare posizioni e metri.
Risale Dennis Foggia nel gruppo di testa, tenta il recupero Celestino Vietti,  mentre Arbolino punta alla prima posizione.
Con il diminuire dei giri e l’aumentare della bagarre, cresce anche il numero dei protagonisti del gruppo di testa dove, in pochi decimi si trovano 19 piloti.
Proprio sul più bello, Vietti cade in seguito ad un contatto con Alcoba, perdendo le possibilità di chiudere in maniera positiva il primo Gran Premio della stagione.

Il fuoco si accende a 3 giri dalla bandiera a scacchi – Suzuki prende la testa della corsa, seguito da McPhee. A mantenere la sua posizione è Arbolino, che in staccata recupera posizioni e le perde dopo pochi metri. Anche Foggia viene premiato dalla sua velocità e dalla forza di staccata, entrando senza tanti complimenti nella top5.
Sbaglia la staccata all’inizio del penultimo giro Foggia, mentre Rodrigo prende la testa del gruppo ed Arbolino rimane ai piedi del podio.

Cade, all’inizio dell’ultimo giro Darryn Binder dopo un contatto con Arbolino, che scivola in 14 posizione.
Le possibilità di avere un italiano sul podio sono molto scarse; la vittoria è un affare fra Arenas e McPhee, dove è lo spagnolo ad avere la meglio. A conquistare il terzo posto è Ogura, dopo una sanzione di Masia (terzo a transitare sul traguardo) per aver superato i limiti imposti della pista .
Top10 per Dennis Foggia, 14° Arbolino e 16° Migno.

Alla partenza della Moto2 il cielo è scuro, i fari che illuminano il circuito di Losail sono tutti accesi e la magia della gara notturna prende vita.Al via partono perfetti Marini e Bastianini, mentre Roberts perde subito qualche metro; Baldassarri recupera poco a poco il gap dai primi, mentre Bezzecchi tenta di restare nel gruppo di testa.
Cade dopo 3 giri Fernandez, possibile protagonista della gara, mentre i primi 5 piloti cercano di prendere metri sugli inseguitori.

Luca Marini tenta di fuggire, ma sulla sua scia rimane Jorge Martin, tallonato da Roberts e Bastianini. Scende il tempo sul giro per Bezzecchi che rosicchia decimi importanti su Vierge.
Il tempo sul giro dei primi piloti però risulta più alto di quelli degli inseguitori, e ad occhio, si vede anche dalle distanze che, poco a poco diminuiscono.
Al giro di boa, a 10 giri di gara, il gruppo di testa si ricompone, contando 8 piloti fra cui 4 italiani – Marini, Bastianini, Baldassarri e Bezzecchi.
Prendono spazio Marini e Roberts sul gruppo in lotta per il terzo posto proprio nel momento in cui possono subentrare i primi problemi di consumo e le strategie di gara.L’americano perde terreno su Luca Marini, che in poche curve si ritrova a combattere con Bastianini.
Intanto, oltre la Top10, risale Tom Luthi dopo una brutta qualifica ed un weekend in salita, spalleggiato dal suo compagno di squadra Schroetter.

A soli 6 giri dalla fine, la fuga di Roberts sembra aver trovato la sua fine; Baldassarri, scortato da Nagashima, si avvicina all’americano per poi superarlo.
Mentre il lap di Marini torna sopra ai 2 minuti, Roberts torna in seconda posizione e cerca di ricucire sul pilota italiano.

Il calo drastico delle gomme di Marini è più che evidente – Roberts e Baldassarri ne approfittano subito, e poco dopo tocca a Bastianini e Navarro.
A bilanciare la crisi del team Sky VR46 di Marini e Bezzecchi, c’è il passo infernale di Nagashima che supera tutti e in pochi metri conquista un importante spazio fra lui e gli inseguitori.
Con una vittoria data ormai per certa per il giapponese, i due gradini del podio liberi diventano un affare a 5.
Baldassarri e Bastianini cercano di scappare, mentre Gardner supera Navarro e si mette in scia a Gardner.

Vince, con un secondo abbondante di vangaggio, Nagashima – seguito da Baldassarri e Bastianini.
Quarto Roberts, seguito da Gardner e Navarro.
Cade a poca distanza dal traguardo, Luca Marini, che chiude nel peggior modo possibile una gara che per 3/4 lo ha visto protagonista.

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