MOTOLOGY

Mugello 3 anni dopo: Rossi e la magia perduta

Mugello: il circuito che ha cambiato la storia di Valentino Rossi

Si ritorna al Mugello dove ritroviamo, 3 anni dopo, Valentino Rossi sulla Yamaha e sul luogo del famoso incidente che, secondo la mia opinione, ha cambiato la carriera del nove volte campione.

Nel 2010 Valentino conquistava il 9° Mondiale vinto su Jorge Lorenzo; era l’anno del muro e del confronto più acceso interno, sia perché Lorenzo lo aveva voluto sfidare apertamente accettando di rimanere in Yamaha, sia perché accettò il rinnovo solo dopo aver ottenuto da Yamaha lo stesso status nello sviluppo della moto, cosa che fece imbestialire Rossi che come “rappresaglia” chiese, e ottenne, il famoso muro nel box più la totale assenza di trasferimento dei dati fra le due moto.

Si capì immediatamente dalle prime gare stagionali, però, che il vento era cambiato e Lorenzo non era più solo uno scomodo compagno di squadra (comunque battibile), ma era diventato un rivale, a parità di moto, più forte di Rossi a livello velocistico.

Valentino cercò, proprio al Mugello, il colpo per far invertire la rotta al campionato, a casa sua, dove aveva vinto praticamente sempre, ben 7 volte in MotoGp.

Ma proprio nel finale delle prove libere nel lancio per una simulazione di qualifica, Valentino Rossi si fratturò la gamba e quello fu il suo primo grave incidente in carriera.

Se parliamo di piloti di moto, che sono persone assolutamente fuori dalla media, una frattura del genere è quasi una cosa “normale” ed è infinita la serie di piloti che si sono fatti molto ma molto più male, e molto più frequentemente (per es. Pedrosa, che ha i segni nel corpo di 18 fratture).
E qui sta l’arcano, perché Rossi in oltre 10 anni di carriera rischiando e vincendo a più non posso, sostanzialmente non si era mai fatto male, caso più unico che raro nel motociclismo, il pilota più bravo e/o fortunato della storia!
Questo mix micidiale fatto da un decennio di vittorie, dominio sugli avversari sia a livello velocistico che mediatico e di personalità, senza nessun infortunio gli aveva dato una specie di “magia”, una sensazione di onnipotenza che lo rendeva imbattibile!

Forse Valentino era davvero convinto di essere realmente imbattibile e lo dimostrava il suo modo di correre in pista; forse pensavano la stessa cosa i suoi avversari, sebbene mai nessuno lo avesse ammesso pubblicamente.

Ma quella caduta e quella frattura hanno, in qualche modo, rotto la sua sensazione di “invincibilità”, si è rotta la “magia”, e nella testa di Rossi (così come, indirettamente, in quella dei suoi avversari) deve essere cambiato qualcosa.
Per la prima volta, Valentino Rossi capì, in quel 2010, che anche lui era vulnerabile nel corpo e realmente battibile in pista; di contro anche i suoi avversari capirono che il Re era realmente detronizzabile.

Una caduta assolutamente non casuale, capitata, guarda caso, nel momento in cui si trovò qualcuno in squadra con la stessa moto alla sua altezza, guarda caso proprio al Mugello dove voleva dargli una bella lezione nella pista di casa.

Da quel giorno di 3 anni fa ad oggi, Valentino ha vinto una sola gara, ripeto, una sola gara, quando nel passato oltre a vincerne 104 ne vinceva sostanzialmente una ogni 3 settimane; neconverrete anche voi: è troppo stridente la differenza!

Nel mezzo ci sono stati la convalescenza in Yamaha con la gamba e il famoso problema alla spalla, la disastrosa esperienza Ducati (imbarazzante oltre ogni possibile immaginazione considerando sia lo sforzo economico profuso, sia il confronto con Stoner che su quella moto vinceva e non poco) e infine il ritorno in Yamaha, che al momento definire sotto alle aspettative è riduttivo, con un doppio 4-0 sia in qualifica che in gara di Lorenzo nei confronti di Rossi che non lascia molto spazio alle interpretazioni.

E quindi ci ritroviamo di nuovo al Mugello tre anni dopo dove Rossi ha tutto per vincere o, comunque, per andare sul podio, e sarà obbligato a una prestazione maiuscola, che significherà mettersi dietro almeno uno dei 3 rivali top (Pedrosa, Márquez, Lorenzo).

E qui arrivano i problemi, perchè mettersi dietro una Honda sarà molto difficile, considerando che nelle ultime 12 gare disputate ben 8 sono state vinte da Pedrosa con una moto che domina la scena tecnica dalla seconda metà dell’anno scorso; stare davanti a Marquez è già oggi un’ impresa per tutti e, infine, stare anche davanti a Lorenzo sarà cosa improba per Rossi che, nella realtà, fa fatica anche con Crutchlow che lo precede persino in classifica con una Yamaha privata.

Ma soprattutto Rossi dovrebbe temere l’evento più infausto per il morale, quello di una Ducati competitiva, vista la ormai accesa rivalità fra “Ducatisti” e “Valentiniani” dopo due anni di sconfitte pesanti da separati in casa, a colpi di accuse reciproche.

Perché se è vero che la Ducati di oggi è, sostanzialmente, la stessa disastrosa sviluppata male del 2012 con degli affinamenti e quindi poco competitiva soprattutto in gara, è anche vero che il Mugello è la pista test della Ducati e hanno girato poche settimane fa, che nel 2012 la stessa Ducati si qualificò in prima fila con Barbera e Rossi arrivò in gara a un soffio dal podio, e che Andrea Dovizioso è storicamente molto consistente su questa pista, dove nel 2011 batté in gara addirittura Casey Stoner a parità di moto (Honda) in quella che forse rimane la miglior gara della carriera del Dovi.

Quindi, per concludere, questa del Mugello si presenta, oggettivamente, come una gara fondamentale per la storia del “Dottore”, per la sua consapevolezza di essere ancora veramente un top rider, cosa che potrà dimostrare solo ora, solo nella pista più amica di tutte.

Per Motology.it Bruno Lomele

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