MOTOLOGY

IAN HUTCHINSON “SONO UN LUPO SOLITARIO, VOGLIO VINCERE ANCORA”

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MINI INTERVISTA AL PLURICAMPIONE OSPITE A MILANO DELLA FESTA ROAD RACING CORE

Nel mese di dicembre i nostri amici di Road Racing Core, Marta e Nicola Covioli, hanno organizzato a Milano,  presso il Motosplash, una festa a tema road race. Ospite d’onore Ian Hutchison.

La serata è stata organizzata in tre parti, una chiacchierata guidata da Marta e Nicola, domande dal pubblico presente ed a conclusione l’incontro con i sostenitori, che hanno potuto chiedere una foto ricordo, un autografo al pluricampione del TT. Ovviamente non mi sono tirata indietro nel porre le mie domande (o curiosità, fate voi) ad Ian, prima però vorrei raccontare quanto di interessante emerso dalla chiacchierata con Marta e Nicola.

Inevitabilmente si è parlato di quel che è stato il calvario, possiamo dirlo, di Ian dopo l’ormai noto incidente a Silverstone nel settembre 2010. Neanche per un solo istante ha pensato di “darla vinta” ai medici, che prospettavano l’amputazione della gamba, con la caparbietà di chi sa cosa vuole ha insistito nel proseguire il cammino di riabilitazione. A tal proposito ha colpito la risposta alla domanda di Nicola, “chi ti è stato più vicino in quei lunghi mesi?“,leggete.. “In realtà nessuno, all’inizio familiari e amici passavano a trovarmi, ma quando poi i giorni diventano settimane e mesi non c’era più questa “necessità”, oltretutto l’ospedale dove ero ricoverato era parecchio distante da casa, quindi scomodo perché comunque gli altri dovevano proseguire con la vita di tutti i giorni. Ma questo non mi è pesato, si può dire che sono un lupo solitario, so contare su me stesso e quel periodo non è stato diverso da altri”. Ammetto che questa risposta mi ha colpito parecchio, facendomi capire (ancora una volta) che la predisposizione mentale è un fattore molto importante per determinate sfide. Nicola e Marta han poi chiesto se “si aspettava di vincere,facendo tripletta” lo scorso TT”; fate attenzione alla risposta ed all’aneddoto che racconta. “Non ho mai smesso di pensare a tornare sul gradino più alto del podio, forse per gli altri ero un pilota finito, ma non nella mia testa. Sono risalito sul gradino più alto del podio e voglio farlo ancora. Ho potuto regalare la prima vittoria al team Traction Control, nonostante fossi salito sulla R6 la prima volta la settimana prima per le prove. Ho rischiato di perdere la gara della stock, la foto che ritrae il momento in cui ho quasi perso il posteriore (scattata dal nostro fotografo Martyn Wilson ndr) non è lo scatto di un mio errore. Quest’anno il ritmo si è alzato molto, non a caso abbiamo fatto segnare il nuovo record, quindi girando più veloce sono rimasto senza benzina e in quell’ultima tratta il motore continuava a staccare potenza, qualche metro in più e avrei potuto salutare la vittoria“. Risposta che nessuno si aspettava! Domanda fatta da Nicola (ma che avevo in programma di fare) sulla “motivazione per cui non lo abbiamo visto in sella ad una moto d’epoca”: “Semplicemente non sono interessato, sono figlio di quest’altra epoca e non ho interesse a misurarmi con la tecnologia passata“; beh sicuramente una risposta che spiazza e che spazza via la leggenda per cui i piloti debbano essere interessati a tutto ciò che riguarda le due ruote, quasi fosse un obbligo.
A seguire riporto le mie domande, personalmente aprirei un dibattito sulla risposta alla prima (specifico che sono “dalla sua parte”).
Hai debuttato al Manx Grand Prix nel 2003, da allora le cose sono cambiate, in bene o in male?
Sicuramente le cose sono cambiate da allora, personalmente trovo che sia un bene che ci sia qualche restrizione in più rispetto a come era il paddock un tempo. Soprattutto nella settimana di gare, il fatto che non sia consentito l’accesso a tutte le aree ci permette di mantenere alta la concentrazione. È bello incontrare i sostenitori, come stasera, ma in determinati momenti non è il massimo.
Qual è il tratto che più ti piace del Mountain Course?
Diciamo che so dirti cosa non mi piace, Governor’s troppo lento! Per fortuna che è il tratto finale,quindi o inizia un altro giro o finisce. In realtà mi piace molto sfrecciare lungo Bray Hill-Quarterbridge è l’inizio del tracciato quindi tutta l’adrenalina è in circolo,ma amo tutte le 37 miglia.
Cos’è per te correre il TT?
Mi piace essere solo con me stesso, sono io il primo avversario perché devo mantenere alta la concentrazione e posso godermi lo spettacolo di guidare su un tracciato di questo tipo.

Questo riportato è un riassunto delle domande più interessanti della serata. Come detto aprirei un dibattito sulla prima risposta che mi ha dato e vi spiego perché. Quanto detto da Ian non si discosta, nei fatti, da ciò che è spesso motivo di critica nei confronti di Guy Martin. Non riesco a “perdonarne” uno e a “condannarne” un altro, perché dall’esterno può sembrare una distrazione da nulla una foto, una pacca sulla spalla, ma si dice che due indizi fanno una prova, quindi pensiamoci un attimo prima di nasconderci dietro la frase “eh ma sono i sostenitori l’anima dello sport, quante storie per una foto!”, fine parentesi.
Ringrazio ancora Marta e Nicola per l’invito e per aver portato a Milano un pezzo di storia (e che storia!)  del Tourist Trophy e per le foto, di Luca Colombara, della serata .
Alla vigilia delle prime gare possiamo dire che, per quanto gli occhi saranno puntati su Hutchy e sulla sua BMW del team Tyco, non sarà un suo problema. Ed io, come sempre quando si tratta del Tourist Trophy non posso far altro che concludere dicendo,aspettiamo il 28 maggio!

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